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Perché nasce il senso di colpa?

Perché nasce un senso di colpa?

Cos’è che ci fa sentire in colpa?

E come ci liberiamo dai sensi di colpa?

Una vecchia citazione, di non ricordo più chi, era questa:

“quando hai un senso di colpa vuol dire che stai facendo qualcosa di buono per te stesso”

Il problema è che il più delle volte il senso di colpa ci blocca, ci fa sentire sbagliati, fino addirittura a paralizzarci. Perché?

Perché non siamo consapevoli. Perché non capiamo il motivo che ci fa sentire così, la causa o il motore d’azione. E allora ci fermiamo, stiamo male, costruiamo dubbi, uno sull’altro. Entriamo in un continuo ruminare mentalmente, sul cosa avrei dovuto o potuto, fare o dire. Fino a generare in noi prima un abbassamento dell’autostima e poi, con il tempo ed il perdurare dei sensi di colpa, un notevole quantitativo di ansia e depressione.

Ecco perché la mindfulness ci può aiutare.

Perché può far emergere le voci di dentro. Quelle che ci giudicano, quelle che ci ripetono cosa è giusto e cosa è sbagliato. E che quindi guidano le nostre scelte, anche quando non ce ne rendiamo conto. Attraverso la consapevolezza possiamo finalmente prendere atto di ciò che ci guida e determinare il nostro “punto di scelta”. Imparando a praticare, diventeremo più capaci di scegliere ciò che ci fa bene e non in base a qualcosa o qualcuno ce lo “suggerisce” o impedisce.

Il senso di colpa agisce perché abbiamo paura. Paura che, se non saremo abbastanza “bravi”, potremmo perdere l’amore della mamma e/o del papà e/o della persona che amiamo. Ed ecco che la nostra storia passata, l’educazione ricevuta, le esperienze di vita hanno condizionato il nostro modo di stare nelle relazioni di tutti i giorni e creato in noi false credenze. Su noi stessi e sul modo in cui ci leghiamo agli altri.

Quante volte dedicare del tempo a noi stessi ci fa sentire in colpa?

Se ti accade spesso allora hai bisogno di recuperare la bellezza del prenderti cura di te. Perché solo prendendoti cura di te stesso, potrai dare il meglio di te stesso!

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    Perché nasce il senso di colpa?2020-12-01T09:36:12+01:00

    Ma quanta fame hai?

    Ma quanta fame hai?

    Sei proprio sicuro che la tua fame sia fame di cibo?

    Non immagini quante volte quella fame che pensiamo di poter colmare con qualche alimento, sia in realtà un “richiamo emotivo” che noi riempiamo masticando cibo.

    Ti è mai capitato di fiondarti su un pacchetto di patatine e finirlo in un attimo? Quasi senza accorgertene?

    Ecco, molto probabilmente non era fame o voglia di patatine…. qual era lo stato d’animo di quel momento?

    Io l’ho provato sulla mia pelle. Quando arrivavo a casa stanco, con la testa piena e con un fondo di nervosismo dentro …. divano, patatine come con ci fosse un domani e tv. Ancora meglio se al posto delle patatine avevo in casa quelli che “se non ti lecchi le dita …” Sarei stato capace di mangiarne fino a scoppiare se non ci fosse stato nessuno a fermarmi e … a farmi sentire in colpa.

    E questo è l’altro passaggio importante: a volte dopo aver ingurgitato schifezze varie o anche solo aver mangiato tanto, ci parte il senso di colpa, per esserci ingozzati, trattati male…. e forse per quella vocina interna (la mamma? Il papa? Un fratello/sorella?) che ci dice cose del tipo “ma dai, ma non vedi che stai ingrassando?”; “possibile che non riesci a controllarti?”; “ma è mai possibile che ti devi ridurre così?”; “ma cresci una buona volta! Sembri un maialino all’ingrasso”; e poi altre ancora…. A proposito: la tua “voce interiore” quale frase ti ripete?

    Proprio per questo, bisogna che cominciamo a ri-diventare padroni delle nostre scelte alimentari. Per non cadere nelle trappole emotive: senso di vuoto – cibo a volontà – senso di colpa – giudizio negativo su di sé.

    Ognuno di noi può, se lo desidera, cominciare a dare un significato diverso al proprio nutrirsi. Perché ci nutriamo non solo di cibo. Ma insieme a quel cibo, ci nutriamo di emozioni. E quelle emozioni hanno un impatto sul corpo. A noi scegliere quale impatto devono avere!!!

    Io ho imparato che se mangio con rabbia il mio corpo ingurgita a volontà, oltre ciò di cui ha realmente bisogno. Se mangio che sono triste, mangio poco e più lentamente. Se sono eccitato non riesco a mangiare!

    E tu? Quale emozioni governano il tuo mangiare?

    Consapevolezza: assaporare il cibo, dandosi il tempo di sentirne l’odore, il sapore, la consistenza. Goderselo per davvero!

    Guarda il nostro Per-Corso di Mindfulness-EAT. Facciamo proprio questo. Ti aiutiamo e supportiamo nell’imparare a godere del cibo; nel mangiare per il piacere di nutrire il corpo e l’anima. Imparerai che si può stare molto meglio con sé stessi, nutrendosi con amore gentilezza e consapevolezza.

    La soluzione c’è. A te la scelta di coglierla.

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      Ma quanta fame hai?2020-11-19T14:00:24+01:00

      Mindfulness nelle Relazioni

      Come può la Mindfulness essere d’aiuto nelle nostre relazioni?

      “Io ti cambierò”

      “Tu non mi capisci”

      “Non sei più quello/a di una volta”

      Le tre frasi/pensieri che ci sentiamo dire o che ci diciamo nelle diverse fasi della vita di relazione. In modo inconsapevole o in modo esplicito. Non fa differenza. Perché è all’interno di aspettative più o meno esplicite che si costruiscono le relazioni. E che possono anche durare per decenni.

      Quello di cui spesso ci dimentichiamo, però, è che “nulla è per sempre” e che “nessuno resta fermo troppo a lungo”

      Tutti noi cambiamo, in modo più o meno consapevole. Quindi anche il nostro partner, i nostri figli o i nostri genitori. Il problema è che loro non cambiano come noi vorremmo, come noi desideriamo o come abbiamo immaginato. E qui ci scontriamo con l’idea del “io ti cambierò”

      Noi troppo spesso scriviamo un copione della nostra vita con gli altri: immaginiamo come sarà questa vita, immaginiamo i nostri figli crescere, immaginiamo come passeremo la vacanza o il natale. Poi assegniamo le parti: ovvero, ci creiamo dentro l’aspettativa di come gli altri si comporteranno, ovvero di come noi pensiamo che debbano comportarsi. E pretendiamo intimamente che ognuno reciti la parte che gli abbiamo assegnato!

      Quando questo non accade entriamo nell’altra idea comune “Tu non mi capisci”.

      Il Punto è che questo modo di stare nelle relazioni non solo è molto comune, ma è la principale fonte di delusioni ed amarezze. E quando le delusioni e le amarezze prendono il sopravvento allora si trasformano in comportamenti “disfunzionali” che vanno dall’aggressività, alla rivendicazione continua, alla colpevolizzazione dell’altro, alla passività rimuginante, fino alla depressione.

      E all’incontro con la terza frase comune “Non sei più quello/a di una volta”.

      Praticare la Mindfulness è estremamente utile proprio per mettere l’attenzione e la consapevolezza sui nostri meccanismi interni, sulle nostre aspettative, sui nostri bisogni profondi, come il sentirsi accolti, amati, capiti, compresi, voluti, scelti!

      Bisogni che chiediamo alle nostre relazioni di soddisfare.

      La Mindfulness non ci restituisce relazioni perfette. Ma ci aiuta a stare con noi stessi e con la nostra relazione senza più alibi, senza nasconderci e soprattutto nella consapevolezza che:

      • tutti abbiamo bisogni profondi che vogliamo soddisfare, e non necessariamente sono sempre gli stessi, per tutta la vita;
      • tutti siamo alla ricerca della gioia e della serenità, anche chi vi appare sempre arrabbiato e scostante;
      • ognuno cambia davvero solo quando vuole cambiare, e non lo fa quasi mai come noi vorremmo;
      • io sono il solo ed unico responsabile della mia felicità.

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        Mindfulness nelle Relazioni2020-11-15T18:40:29+01:00

        Apre il Centro B-Yourself

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          Apre il Centro B-Yourself2019-08-26T09:58:14+02:00

          Mindfulness nel Perdono

          Carissimo/a,

          domenica 9 giugno abbiamo condiviso con un gruppo di persone una giornata esperienziale chiamata: “Mindfulness nel Perdono”.

          Eravamo presso l’agriturismo Bio-Nonno a S.Matteo dell Decima (Bologna).

          Meravigliosa location, dove ci siamo sentiti accolti e coccolati con pane, marmellate e succhi di loro produzione. https://www.biononno.it/

          È stato un momento meraviglioso e per certi aspetti catartico: abbiamo unito una profonda consapevolezza di se attraverso pratiche mindfulness e una liberazione interiore attraverso protocolli del perdono appresi da noi nel percorso della International school of forgiveness di Daniel Lumera. http://www.mylifedesignfoundation.org/it/progetti/international-school-forgiveness

          Un connubio potentissimo.

          È stata una giornata molto intensa, per certi aspetti sfiancante, ma sicuramente ce ne siamo andati tutti con un’anima più leggera.

          Abbiamo accolto ed accettato ciò che c’era dentro di noi e ce ne siamo liberati, lasciando andare il nostro dolore.

          Ecco perché Mindfulness ed ecco perché per-dono.

          I partecipanti avevano già fatto quasi tutti un percorso mindfulness con noi e in quella giornata hanno toccato una nuova concezione della parola “Perdono”.

          Il “Perdono” non è condonare, non è giustificare, ma è lasciare andare il proprio dolore, considerandolo un processo interiore che porta verso una liberazione autentica e non un mero atto.

          Si perdona per se stessi, per non rimanere aggrappati, per sentirci finalmente liberi.

          Liberi dentro.

          Se sei interessato consulta i prossimi corsi o contattaci, saremo lieti di informarti dei nostri futuri progetti, anche quelli in collaborazione con lo stesso Daniel Lumera(Direttore della Fondazione My Life Design e presidente della International School of Forgiveness, un progetto di formazione interamente dedicato alla divulgazione di una nuova idea ed esperienza di perdono).

          Un abbraccio di luce

          Benedetta e Vincenzo

          Mindfulness nel Perdono2019-06-12T16:14:32+02:00