Eccoci qui al nostro quinto appuntamento della Rubrica:

IL GENITORE PERFETTO NON ESISTE.

Ricordiamo a tutti che non abbiamo alcuna pretesa di insegnare niente a nessuno, ma il nostro intento è quello di dare alcune pillole di sostegno a chi è in un cammino meraviglioso e tortuoso come quello del genitore. Non è rivolto necessariamente solo a mamme e papà, ma anche a nonni, zii, tate…. tutti potrebbero trovare qualcosa di importante per sé stessi e le loro relazioni.

Oggi il tema è: LA PAZIENZA

“la pazienza non è la capacità di aspettare, ma la capacità di mantenere un buon atteggiamento durante l’attesa” (Joyce Meyer)

Il saper aspettare è una forma di saggezza che ci permette di comprendere che le cose hanno un loro tempo di maturazione, che non sempre coincide con il tempo che noi vorremmo. È la pazienza.

Se provi ad ascoltarti sentirai una costante propensione all’impazienza, il desiderio di forzare le cose, un imperativo morale che coincide con il “tutto e subito”! Questo atteggiamento ci proietta dentro ad una insoddisfazione di base che causa il nostro malessere.

La pazienza è radicata nell’umiltà, la virtù che ci permette di vedere noi stessi così come siamo, senza però abbandonarci alla rassegnazione.

Ognuno di noi sa bene come l’impazienza crei tensione nella relazione coi bambini, e come questo ci renda reattivi. È capitato a tutti di pentirci di alcune reazioni che abbiamo avuto nei loro confronti. Reazione, invece che azione consapevole.

Bè, credeteci: se impariamo a sviluppare la pazienza, vedremo come crescerà il reciproco senso di fiducia e saremo maggiormente in grado di sostenere i bambini nella loro crescita. E, inoltre, li aiuteremo a sviluppare a loro volta questa qualità così preziosa e salutare.

Cosa puoi fare per sviluppare la pazienza?

Ascoltati quando senti impazienza nella relazione con tuo figlio e cerca di comprendere come sono i tuoi pensieri: anticipatori, ansiosi, di rabbia…

Osservali senza dargli voce e senza manifestarli esplicitamente.

Respira profondamente e cerca di comprendere se sei in un tuo momento di stanchezza o se il bambino ti vuole mandare un messaggio: magari lo sta facendo con gli strumenti che ha, che conosce.

Prendi per mano il bambino e parlate cuore a cuore.

Ricorda che dargli dei confini lo aiuta a crescere sicuro, e nel dargli i suoi spazi potrà sperimentarsi e misurarsi nel mondo. Questo non vuol dire metterlo in situazioni di rischio, ma allungare “il cordone ombelicale” sempre un po’ di più. Ampliare il suo “cerchio dell’autonomia”.

Abbi fiducia nella vita.

Ti abbracciamo nella luce e se ti va condividi e lasciaci qualche commento. Ci aiuterai ad aiutare!

Benedetta Balboni e Vincenzo Caporaso

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